La storia dell’allevamento dello stradone vesuviano nasce dall’incontro dovuto alla passione per la cinofilia di due persone: Giovanni Matrone e Vincenzo Manna.

Allora io (Giovanni Matrone) non ero sposato, vivevo con i miei genitori e non avevo lo spazio necessario per crescere nemmeno un cane, sto parlando della fine degli anni ottanta, e spesso la mia passione mi portava a visitare esposizioni, allevamenti, luoghi dove poter vedere cani, finche seppi che a pochi chilometri da casa mia a Poggiomarino in via Stradone, da questo ha preso il nome il nostro affisso, (ora via Filippo Turati) vi abitava un signore Vincenzo Manna, il quale aveva diversi cani di grossa taglia e gli piaceva avere cani con un certo tipo di carattere. Addirittura aveva comprato da un certo Citterio il primo dogo argentino arrivato in Italia indio del kubut.

Mi recai a casa sua a vedere i cani, mastini allora non ce n'erano, e da quel momento in poi cominciai a frequentare sempre più spesso la casa di Vincenzo. Qualche volta si usciva a vedere cani, altre volte andavamo insieme in qualche esposizione cinofila, ei nostri incontri si facevano sempre più frequenti.

Il primo approccio con il mastino lo fece Vincenzo. In uno dei suoi giri mi racconta addirittura di aver visto un mastino di colore bianco, poi in seguito lui accoppiò un dogo argentino (Stella) con un mastino, da cui nacquero due cani di una bellezza unica, che avevano una stazza enorme e un energia stupenda; basti pensare che il maschio King, quando era in forma, rasentava i 90 kg.

La svolta decisiva verso il mastino napoletano fu una richiesta da parte di un amico di Vincenzo, che viveva a Torino, che gli chiese di acquistargli un mastino femmina, visto che nelle nostre zone si potevano reperire facilmente cuccioli di mastino.

Allora Vincenzo seppe di una cucciolata numerosa appartenente ad un signore che viveva poco distante da lui, Raffaele Balsio, il quale, aveva fatto accopiare una bella mastina con un cane di linea diretta di Masaniello di Acerra. Quando Vincenzo si recò a contrattare l’acquisto di questa cucciola per il suo amico, ne comprò due: una bellissima di nome Pacchiana (detta Furia), che mandò a Torino dal suo amico e una per lui con la coda torta, Jessi, che restò a casa sua.

Passarono sei o sette mesi, e anche la cucciola bella Furia che era andata a Torino tornò in casa di Vincenzo perchè il suo amico di Torino non poteva più tenerla.

Ormai la cucciola di mastino napoletano ritornata in casa di Vincenzo aveva 9 - 10 mesi, e per caso il signore che gliela aveva venduta (Balsio) seppe di questo ritorno di Furia, e visto che le sorelle che erano rimaste nelle nostre zone erano cagne eccezionale volle venire a vederla.

Quando la vide la prima volta a casa di Vincenzo, fece finta di niente per cercare di acquistarla a poco prezzo, alla fine arrivò ad offrire una cifra altissima al mio socio.

Da qui Vincenzo, incuriosito del prezzo e per sapere cosa aveva realmente, si recò a casa di un noto e vecchio mastinaro, Zì Mimì o re de cane (zio Domenico il re dei cani) di Casamarciano, che gli disse che la cagna era bellissima e doveva starsela attenta se no potevano anche rubargliela la doveva tenere sotto il letto nascosta.

Grazie a Furia, che a pedigree si chiamava Pacchiana, Vincenzo fu invogliato a frequentare le prime esposizione nel mondo dei mastini, ed in uno di questi viaggi il mio amico mi propose fare insieme una società, e anche se io non avevo spazio ci arrangiavamo a casa sua.

In un altro dei suoi viaggi alla ricerca di mastini napoletani, Vincenzo recuperò una giovane cagne nera di nome Birba, la cui in seguito generò il nostro primo campione Gennarino dello Stradone Vesuviano.

Ancora oggi le nostre due linee di sangue principale sono quelle di Birba e quella di Pacchiana detta Furia; come già anticipato, da Birba nacque Gennarino, e da Furia accoppiata con un altro figlio di Birba (Eros) nacque Lion, uno dei mastini più impressionati mai visti per le proporzione dei suoi diametri e per la suo ossatura, successivamente esportato in Messico.

Gennarino ci portò a girare un pò dovunque in Italia e all’estero. La passione c'era, ed i sacrifici si facevano volentieri, viaggi senza mangiare senza dormire, ma alla fine il nostro 1° campione era fatto, la gente cominciava a conoscerci, incominciavamo a vendere qualche cucciolo e i nostri grandi sacrifici cominciavano ad essere ripagati, un pò economicamente ma principalmente era la soddisfazione di dire "ecco i mastini li sappiamo fare anche noi".

Ci demmo un regolamento etico di comportamento, la cui regola principale era l’onestà, tra di noi e specialmente con i nostri clienti, che ancora vige, e ci ha portato al punto in cui siamo.

I cani venduti, erano e sono sempre i più belli, quelli che ci fanno buona pubblicità, infatti questa nostra politica ci ha portati a fregiarci di aver venduto svariati cani adulti e cuccioli che nel loro paese poi sono diventati campioni, facendoci fare bella figura e aumentare le richieste, qualche volta la nostra onestà ci ha portato a sostituire qualche cucciolo che purtroppo portava in se qualche grosso difetto sviluppatosi durante la crescita.

La nostra bontà ci ha portato anche molte delusione, qualche cliente non ci ha mai dato più i soldi che ci doveva, qualche buono amico con la scusa dell’amicizia ci ha fregato cuccioli, qualcun altro addirittura che ci ha fatto credere di essere un fratello si è preso con l’inganno il nostro lavoro di anni le nostre linee di sangue, ora crede di essere arrivato, ma non sa che allevare è un arte come la pittura la musica, anche io posso avere tutti i colori disponibili per fare un quadro ma certamente non sarò mai un Michelangelo.

Dopo il 1° campione Gennarino venne la campionessa, Annarella dello Stradone campionessa italiana e mondiale in Portogallo, una cagna unica per le sue dimensioni che in seguito generò il CH Marco dello Stradone.

Marco era un Annarella al maschile impressionava per i suoi diametri pensate era alto sui 70 cm al garrese e rasentava i 100 kg di peso, il culmine del successo fu Leone dello Stradone Vesuviano, la cucciolata di Leone fu una cosa favolosa non si sapeva cosa scegliere, con Leone abbiamo vinto di tutto 1 al trofeo Cajelli razze italiane, nel ring Leone non aveva rivali, e pure qualche giudice corrotto qualche volta ci ha fatto perdere. Leone non era meno in riproduzione aveva sia il genotipo che il fenotipo, da lui nacquero diversi campioni, uno dei primo fu Marco, poi Bruno e Vulcano, Giusta, in seguito da Leone nacque Rudy per me una delle testa più belle mai esistite, pensate che Rudy a 17 mesi poteva gareggiare ancora in classe giovane ed aveva già chiuso il campionato italiano. Voglio ricordare ancora Quintilliana, campionessa mondiale in Amsterdam, e sua sorella Pupetta, venduta giovane in Argentina, che alla mondiale di Milano in classe cucciolini vinse il bis imponendosi su tutte gli altri juniores delle altre razze.

Questa è un pò in sintesi ridotta la storia del nostro allevamento, abbiamo fatto e facciamo ancora molti sacrifici i nostri successi hanno attirato un po di invidia da parte di molti allevatori, ma noi andiamo avanti e speriamo di poter migliorare la razza con il nostro lavoro.

Giovanni Matrone
Vincenzo Manna